The best way to predict the future

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Some days ago, I watched a very interesting (and discouraging) movie: “The big short“. Inter alia, that movie is about the seeing and the foreseeing, and about the human habit of being able to see mainly (only?) what we want to see.

In 1971, during a meeting of the Palo Alto Research Center of Xerox, Alan Kay said:

Don’t worry about what anybody else is going to do. The best way to predict the future is to invent it.

This quote has been attributed to many important persons (e.g.: Abramo Lincoln, Peter Druker, etc.), it is really very famous and often repeated.

Nonetheless, it is a lie.

The best way to predict the future is to state that something which has already happened is going to happen. The trick is to see something that is already there, but which the most people are not able to see; or, maybe, they don’t want to see!

That’s one of the reasons why being a fair consultant can be really hard. Does the customer really want to ‘see the future’? Sometimes he doesn’t, and if you try to show it to him, he gets really angry.

 

Seven most valued leadership traits?

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“Being a good leader should be easier than it seems to be. I mean, I hear more stories about bad leaders than I do good. Some of the behavior I hear about would be intolerable if, instead of that person being in a leadership position, they were a regular, every day employee; they’d have been fired pretty fast.

What leads to bad leaders? I tend to believe it happens because few people have any real leadership skills. In a weird way it might not be their fault. A high percentage of people have never led anything in their lives if you don’t count parenthood, which I don’t. They weren’t even selected to be a captain when kids used to get together, pick two people to be the team leader, and have them pick the members they wanted to play on their side. Continua a leggere

Herding cats?

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communication-patternI wrote this strange post for a precise person, even if I don’t know who he is.

Some time ago, I wrote a post: “Pascolando i gatti“. That is the literal translation of “Herding cats“, the headline of one of the best project management blog on the web, by Glen B. Allemann.

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Pascolando i gatti

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La leadership è un fenomeno sociale tale per cui un gruppo di persone sceglie di agire confermando positivamente uno stimolo proveniente da uno dei suoi membri. Nel caso più semplice, il leader prescrive un comportamento e gli altri obediscono. In generale, il leader si comporta in un certo modo, i follower interpretano proprio il suo comportamento e lo utilizzano come un’indicazione per agire. La sterminata letteratura sulla leadership non fa che tentare di definire a quali condizioni un gruppo “segue” un individuo.

Chi abbia letto qualcosa su questo argomento, conosce vari cocktail di autoconsapevolezza, carisma, tenacia, competenza, autorevolezza, efficacia. La leadership è considerata una caratteristica chiave di un buon project manager. Direi anzi che l’insistenza e la costanza con cui essa viene prescritta sono un ottimo indicatore del fatto che la questione della leadership è il problema centrale nell’esercizio del ruolo.

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Il momento dell’introversometro

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I leader sono estroversi, quindi sanno ascoltare poco e sono egocentrici. O no? Non siete d’accordo? Non capite di cosa sto parlando? Non scrivo qui da un pezzo, quindi la prendo “larga”.

Le crisi, si dice, sono foriere di nuove idee. Può essere. Però ho l’impressione che il processo generativo, visto dall’interno, avvenga in un brodo di idee vecchie e confuse, che si accavallano e si intrecciano, come se una buona nuova ricetta dovesse emergere quasi per caso, da un pasticciare di vecchi ingredienti. Il nuovo, nelle crisi, sembra valere di più, perché l’attuale non va più bene: è questo, in fondo, una crisi.

Ad esempio, scopro così che, in un mercato farmaceutico stantio, spiccano le cose che sembrano nuove, a prescindere dal loro effettivo valore. Sanofi Aventis fa una joint venture con Coca Cola e tira fuori dal cilindro una “bibita di bellezza”, che ha le bollicine e rinforza (?) le unghie e i capelli.

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Come si riconosce un consulente?

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Squilla il cellulare: è un ex allievo del master in progettazione videoludica che mi cerca. Parliamo di Agile Project Management, perché lui è stato all’estero, è diventato Scrum Master e poi è tornato in Italia, dove è stato assunto in un’azienda che predica l’agilità, ma la pratica assai poco.

Dopo poche battute gli spiego la “sindrome” e lui, nel constatare che gli parlo di ciò che accade dalle sue parti come se ci fossi già stato, rimane di stucco. Potrei fare “lo splendido”, ma semplicemente gli dico che la sindrome in questione è assai diffusa e ampiamente trattata in letteratura. Non sono un aruspice, sono solo un consulente: uno che deve saper ascoltare, avere buono spirito di osservazione, saper collegare causalmente fatti e comportamenti e, soprattutto, deve continuare umilmente a imparare.

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Essere un ufficio

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Per ottenere questo impiego dovete essere stati un ufficio, almeno per qualche tempo. Trovo suggestiva l’idea di “attrito di valutazione” e tutto si conclude nel migliore dei modi con il tipo di rapporto che è stato promosso a tipologia.

L’uso spregiudicato o idiota delle espressioni talvolta fa virare gli annunci dall’assurdo al comico:

Per primaria Telco, cercasi Project Manager Ricaricabile.

…ne deduciamo che i predecessori erano irrimediabilmente “esausti”.

Cercasi Project Manager FiCo per progetto SAP.

…per portare un po’ di verve in un progetto pieno di ingegneri.

La qualità media di chi fa selezione va scemando insieme a quella dell’occupazione.  E’ un caso di manifesta ricorsività, poiché evidentemente anche i selezionatori vengono (dovrebbero essere) “selezionati”.

Nel nostro Paese tutto ciò che ruota intorno al lavoro sembra malato, distorto e grottesco. Qualche giorno fa, sui social network, furoreggiava questa espressiva immagine:

Un intento truffaldino che si manifesta in un’espressione fessissima.

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