La religione della sintesi

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“Al massimo tre slide“: i manager, soprattutto quelli dei piani alti, non hanno più tempo per leggere. Tutto va troppo velocemente perché ci si possa concedere il lusso dell’analisi. Viviamo in un mondo dove domina la religione della sintesi. Se questa continua accelerazione avviene perché consente di conseguire qualche vantaggio, dovemmo domandarci qual è il prezzo di quel vantaggio. Tuttavia, per far ciò serve un minimo di analisi.

Per gli approfondimenti c’è sempre meno tempo.

Una coincidenza fortuita unisce alla mia attenzione due articoli apparentemente lontanissimi l’uno dall’altro. Nel primo, uscito il 3 maggio 2019 su la Repubblica, si dà notizia del fatto che, secondo l’ultimo rapporto dell’Istat sugli Obiettivi per uno sviluppo sostenibile, benché abilitato al conseguimento della licenza media, il 34% dei nostri figli è in difficoltà nella lettura e nella comprensione di un semplice brano:

Inondati dal linguaggio iper veloce e spesso sgrammaticato, zeppo di xché, xò e di emoticon, gli studenti del terzo anno della scuola media entrano sovente in crisi al momento di decodificare il contenuto di un brano scritto, che riescono a comprendere solo superficialmente.

Nel seguito dell’articolo si legge che gli insegnanti tentano una spiegazione:

Oggi gli studenti fanno fatica a concentrarsi nello studio perché immersi in un mondo iper connesso in cui tutte le operazioni si svolgono a velocità sostenuta. E per gli approfondimenti c’è sempre meno tempo.

Una slide di PowerPoint può uccidere?

Il secondo articolo è stato pubblicato lo scorso 15 aprile sul blog di James Thomas, un medico britannico che scrive di storia e didattica della medicina (!). L’articolo, dall’espressivo titolo: “Death by PowerPoint: the slide that killed seven people” , tratta di un particolare dell’incidente dello Space Shuttle Columbia che si disintegrò tragicamente rientrando nell’atmosfera terrestre il 1 febbraio del 2003.

L’articolo riporta parte dell’analisi delle cause dell’incidente e mostra come una slide di PowerPoint abbia indotto i manager della NASA a non comprendere l’entità del rischio dovuto all’impatto di un frammento di schiuma sullo scudo termico della navetta in un punto del bordo di entrata dell’ala sinistra.

la slide “incriminata”

In estrema sintesi, la logica delle liste indentate di PowerPoint prevede che scendendo nella gerarchia dei punti, dal generale, sintetico, al particolare, analitico, la dimensione del carattere si riduca, essenzialmente per questioni di spazio fisico sulla pagina. Purtroppo, l’informazione davvero rilevante è frutto dell’analisi e finisce in fondo alla pagina con il carattere di dimensione più piccola: “I collaudi su cui ci basiamo sono stati condotti con frammenti di schiuma oltre 600 volte più piccoli di quello che ha colpito l’ala”.

Il rapporto sull’incidente del Columbia contiene un contributo frutto dell’analisi (!) di Edward Tufte, professore alla Yale University ed esperto di comunicazione. A distanza di 7 mesi dall’incidente il verdetto fu il seguente:

“The Board views the endemic use of PowerPoint briefing slides instead of technical papers as an illustration of the problematic methods of technical communication at NASA.”

Informazione cinguettata

Credo che tutta l’informazione rilavante in azienda sia di natura “tecnica”, cioè che il suo fine non sia l’intrattenimento o il culto dell’arte poetica. L’uso endemico di PowerPoint, contro cui puntò l’indice il comitato d’inchiesta sul disastro del Columbia, testimonia una pigrizia mentale che induce certi decisori a pretendere che le informazioni rilevanti vengano loro trasmesse in un rapido e sintetico tweet.

Trovo poi alquanto preoccupante che i loro figli si stiano abituando a pretendere la stessa cosa, assicurandoci un futuro in cui sempre meno decisori saranno abituati ad affrontare una spiegazione argomentata.

Credo che tanto a scuola quanto in azienda occorrerebbe recuperare il valore di quel minimo di capacità di analisi che ci può, tra l’altro, far comprendere il senso del compromesso ineludibile tra efficienza ed efficacia della comunicazione.

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Effetti collaterali

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Qualunque sia il livello gerarchico dei partecipanti, la formazione manageriale, prescrivendo comportamenti ideali, genera in loro l’aspettativa che il livello gerarchico superiore inizi subito ad adottarli.

Gami(sti)fication

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La gamification è una pratica nella sua fase embrionale. Infatti, molti di coloro che se ne occupano usano una terminologia fuorviante e confondono gioco e gara, oppure gioco e trastullo. Il motivo è che la progettazione ludica in ambito professionale è ancora in larga parte nelle mani di appassionati di giochi invece che di esperti progettisti.

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Sei semplici regole per schiacciatori

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volley spikerDa omai più di vent’anni circola online la lezione di Julio Velasco sulla cultura degli alibi: quella sugli schiacciatori che devono schiacciare bene palloni alzati male.

Si trattadi una metafora che ha avuto grande successo fin dal suo apparire: è semplice da capire ed è proferita da qualcuno che ha dimostrato di saper ottenere risultati straordinari in un ambito in cui nessuno era mai riuscito prima a ottenerne di appena accettabili.

Tuttavia, si tratta pur sempre di una metafora e ogni metafora va presa con cautela come rappresentazione semplice e vivida della realtà. Velasco viene spesso additato come esempio di leader eccellente. Uno degli strumenti della leadership è da sempre proprio la suggestione metaforica: basta pensare alle parabole evengeliche per rendersene conto. Ogni metafora è una mappa che aiuta ad orientarsi in un territorio molto più ricco e complesso di lei, grazie alla rimozione di alcune parti della realtà che, solo in determinate circostanze, posso essere considerate irrilevanti.

Questa consapevolezza mi porta, ogni volta che avverto la sensazione rassicurante di avere colto il nocciolo di una questione grazie a una suggestione metaforica, a cercare di capire quali sono i suoi limiti, per non dimenticare mai che la mappa non è il territorio.

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Come scrivono al Ministero dell’Istruzione?

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1407211603_565Ecco Un bell’articolo del Professor Claudio Giunta, pubblicato su Internazionale qualche anno fa. Il tema è quello, sempre attuale, dell’uso del linguaggio ed è trattato in modo squisito, tale da permettere una riflessione divertita ma seria sulla tendenza al dicolon, alle perifrasi astruse e ai tecnicismi inutili. Buona lettura.

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Morbus anglicus

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1483616766002.jpg--Il 14 Luglio del 2016 il grande linguista italiano Tullio De Mauro, recentemente scomparso, pubblicava l’articolo che potrete leggere nel seguito. Si tratta di una lunga pagina, brillante ed erudita, nella quale De Mauro dava prova di moderazione. Crediamo che darle una scorsa possa essere utile, in vista della prossima occasione in cui dovremo por mano alla penna (o alla tastiera).

La chiarezza, la trasparenza e la semplicità del nostro linguaggio devono contribuire a distinguerci da quei consulenti che nascondono la propria pochezza dietro una cortina di gergo incomprensibile.

Buona lettura.

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L’antilingua

italocalvinoQuanto è opportuno assecondare lo stile linguistico dei nostri clienti, magari nel comprensibile tentativo di stabilire una buona relazione con loro? Non si tratta di una questione meramente terminologica o linguistica, bensì di recuperare la centralità dello spirito dell’uomo. Credo che questa aspirazione debba riflettersi anche nel modo in cui noi ci esprimiamo e che dovremmo resistere alla tendenza verso il “burocratese”.

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The best way to predict the future

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Some days ago, I watched a very interesting (and discouraging) movie: “The big short“. Inter alia, that movie is about the seeing and the foreseeing, and about the human habit of being able to see mainly (only?) what we want to see.

In 1971, during a meeting of the Palo Alto Research Center of Xerox, Alan Kay said:

Don’t worry about what anybody else is going to do. The best way to predict the future is to invent it.

This quote has been attributed to many important persons (e.g.: Abramo Lincoln, Peter Druker, etc.), it is really very famous and often repeated.

Nonetheless, it is a lie.

The best way to predict the future is to state that something which has already happened is going to happen. The trick is to see something that is already there, but which the most people are not able to see; or, maybe, they don’t want to see!

That’s one of the reasons why being a fair consultant can be really hard. Does the customer really want to ‘see the future’? Sometimes he doesn’t, and if you try to show it to him, he gets really angry.