Come si riconosce un consulente?

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Squilla il cellulare: è un ex allievo del master in progettazione videoludica che mi cerca. Parliamo di Agile Project Management, perché lui è stato all’estero, è diventato Scrum Master e poi è tornato in Italia, dove è stato assunto in un’azienda che predica l’agilità, ma la pratica assai poco.

Dopo poche battute gli spiego la “sindrome” e lui, nel constatare che gli parlo di ciò che accade dalle sue parti come se ci fossi già stato, rimane di stucco. Potrei fare “lo splendido”, ma semplicemente gli dico che la sindrome in questione è assai diffusa e ampiamente trattata in letteratura. Non sono un aruspice, sono solo un consulente: uno che deve saper ascoltare, avere buono spirito di osservazione, saper collegare causalmente fatti e comportamenti e, soprattutto, deve continuare umilmente a imparare.

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Essere un ufficio

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Per ottenere questo impiego dovete essere stati un ufficio, almeno per qualche tempo. Trovo suggestiva l’idea di “attrito di valutazione” e tutto si conclude nel migliore dei modi con il tipo di rapporto che è stato promosso a tipologia.

L’uso spregiudicato o idiota delle espressioni talvolta fa virare gli annunci dall’assurdo al comico:

Per primaria Telco, cercasi Project Manager Ricaricabile.

…ne deduciamo che i predecessori erano irrimediabilmente “esausti”.

Cercasi Project Manager FiCo per progetto SAP.

…per portare un po’ di verve in un progetto pieno di ingegneri.

La qualità media di chi fa selezione va scemando insieme a quella dell’occupazione.  E’ un caso di manifesta ricorsività, poiché evidentemente anche i selezionatori vengono (dovrebbero essere) “selezionati”.

Nel nostro Paese tutto ciò che ruota intorno al lavoro sembra malato, distorto e grottesco. Qualche giorno fa, sui social network, furoreggiava questa espressiva immagine:

Un intento truffaldino che si manifesta in un’espressione fessissima.

Darsi all’ippica

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A volte noi formatori, ben sapendo che “la canzone è sempre quella” e nel tentativo di “cantarla in modo diverso” (e magari pure divertente), ci dimentichiamo che

la ricerca del nuovo trova il proprio limite nella stravaganza. 

Ne ho appena vista “una” che ancora mi mancava.

Cosa pensereste se vi dicessero che il vostro capo sta seguendo un corso sul tema della leadership basato sullo sviluppo della competenza:

“Saper domare un cavallo”?

Quando il leader c’ha la vision…

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Uno degli errori che si possono contestare a quasi tutti gli studiosi del fenomeno della leadership è di non sottoporre le loro teorie al vaglio empirico, di non fare nemmeno dei sani esperimenti mentali

Questo è un aspetto sul quale perfino gente del calibro di Machiavelli ha fatto delle esperienze assai amare.

Sì, lo so che soprattutto i principi più sacri e le leggi più fondamentali vengono enunciati sulla base di presupposti ideali, tuttavia poi si dovrebbe evitare la “sindrome del sociologo idealista”. Alludo a quella diffusa forma di dislessia intellettuale che induce chi ne è affetto a presumere che la realtà debba adattarsi alla teoria che intende descriverla e quindi, di fronte ad una fortuita confutazione, a dedurre che la realtà è in torto.

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Correlazione vs Causalità

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Il grafico mostra l’andamento del valore di due grandezze, A e B, nel corso degli ultimi dodici mesi. Il parallelismo tra i due andamenti è evidente. In tali casi si parla di forte correlazione. E’ una roba che si può misurare, ma non è il caso qui di andare per il sottile: i masochisti (o gli appassionati) possono approfondire su wikipedia.

Possiamo quindi concludere che il fenomeno rappresentato dall’andamento crescente di A è chiaramente la causa dell’andamento crescente della grandezza B… o forse è il contrario: cioè B è la causa di A… vabbé: sono correlati positivamente QUINDI uno DEVE essere la causa dell’altro!

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Astrattezza vs Concretezza

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Géomètre de premier rang, Laplace ne tarda pas à se montrer administrateur plus que médiocre; dès son premier travail nous reconnûmes que nous nous étions trompé. Laplace ne saisissait aucune question sous son véritable point de vue: il cherchait des subtilités partout, n’avait que des idées problématiques, et portait enfin l’esprit des ‘infiniment petits’ jusque dans l’administration.

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Geometra di prima categoria, Laplace non ha tardato a dimostrarsi un amministratore più che mediocre; dal suo primo lavoro noi abbiamo subito compreso che ci eravamo sbagliati. Laplace non coglieva alcuna questione sotto il suo giusto punto di vista: cercava delle sottigliezze ovunque, aveva solo idee problematiche, e infine portava lo spirito dell’”infinitamente piccolo” perfino nell’amministrazione.

Napoleone Bonaparte

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